"il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa persino credere che il sublime ci appartenga". GOETHE
Le antiche danze dei popoli latini chiamate Saltationes continuarono ad essere praticate anche quando la religione cristiana si sostituì a quella pagana. Trascrizioni musicali di un ballo chiamato Saltarello, risalenti al periodo rinascimentale, sono state trasmesse fino ai nostri giorni, anche se non è possibile sapere quanto queste possano somigliare a quelle praticate in epoche più remote. A riguardo (vedi pagina dedicata agli strumenti musicali) e’ però utile ricordare che la realizzazione degli strumenti effimeri, assai diffusi fino a pochi decenni fa, era rimasta immutata nel tempo e praticata con l’intento di ottenere specifiche melodie associate a balli vivaci e spesso saltati.
'' Spallata Molisana'' - http://www.tratturo.net
Nelle corti italiane il saltarello fu comunque praticato fino al XVI sec. per poi essere apprezzato anche da poeti (G. Belli), pittori (Lundbye, Diofebi, Pinelli, ecc.), compositori (Rossini, Mendelssohn) che fino al XIX secolo si ispirarono ad esso. Il Saltarello era in passato una danza di improvvisazione praticata all'aperto e in locali, durante le pause lavorative o al termine di lavori agricoli (vendemmia, mietitura, raccolta di primizie), in ogni stagione ed a qualunque ora. La danza era accompagnata oltre che dalla musica, da versi improvvisati in rima, ancora oggi eseguiti dai "poeti a braccio" nella campagna romana, nella Tuscia, in Sabina, nei Castelli Romani e nel suggestivo territorio dei Monti Lepini (Segni). L’attaccamento del popolo romano a questo ballo era ben sintetizzato dal proverbio “Gnente è più bello der Sartarello”.