Didattica
L’Associazione Saltarello Felix ha l'intento di diffondere, attraverso studi e ricerche, conoscenze di usi e costumi del nostro passato. Per tale ragione in questa sessione sono presentati approfondimenti di peculiarità stilistiche dell’Italia centro meridionale e dell'Italia in genere.
Si intende stimolare l'interesse dei lettori su ciò che nel passato fu considerato "cosa comune" e su quanto l'uso di nuove tecnologie e materiali abbia sempre introdotto cambiamenti tesi a rendere più agevole la vita quotidiana. La necessità di superare specifiche difficoltà ha spinto in ogni epoca le genti a produrre trasformazioni del proprio modo di essere, al punto che la tradizione sembra aver sempre insegnato quanto fosse importante il cambiamento.
''saltarello medioevale''
Il Mantello
(estratto da testo del 1860)
Specie di vestimento, per lo più con bavero e senza maniche, che si porta sopra gli altri panni. I nostri antichi scrittori parlano di un mantello che scendeva per lo più sino al collo del piede.
Vuolsi da alcuni eruditi che quella sorta di vestimento risalga alla più remota antichità, e si adduce l'esempio di Giuseppe, che non potè togliersi alle smodate brame della moglie di Putifarre se non che lasciandole il suo mantello; così pure si cita l'esempio dei figliuoli di Noè, che coprirono la nudità del padre loro gettando sopra di esso un mantello, e quello di Samuele che avrebbe potuto sottrarsi alla persecuzione di Saulle, se questi non lo avesse arrestato pigliandolo per il suo mantello.
Rimane soltanto a vedersi di quale forma essere potessero i mantelli dei quali si parla nella sacra Scrittura, o anche a quale sorta di vestimenta si applicasse quel nome. Questa sorta di vestimento, molto usato tra' Greci, non fu comunque conosciuto in Roma avanti l'età degli Antonini.
Quasi dappertutto, il che dee intendersi in Europa, in una parte dell'Asia e in tutti i tempi, si costumò di portare il mantello; ma quella specie di vestimento sembra essere stato più comune presso i Francesi che presso alcun'altra nazione moderna. Anticamente, allorchè il mantello foderato (il che dee forse intendersi di vajo o di altra pelle preziosa), non apparteneva se non che a' personaggi del grado più elevato. Si affibbiava quel manto sulla spalla destra, cosicchè da quel lato era sempre aperto, e la persona aveva interamente libero il braccio destro; e il manto si rivoltava sulla spalla sinistra a fine di lasciare più libero l'uso della spada, a questo volle alludere certamente Matteo Villani parlando di alcuno che aveva il suo mantello ad uso di guerra.
In Francia il mantello aveva una specie di strascico sul di dietro e cadeva insino a terra; e in Italia sino al collo del piede. Si distinguevano i diversi ordini o diversi gradi dei signori o feudatarii per l'ampiezza dell'orlo o della guarnitura, e più ancora per la quantità della pelliccia, d'ordinario d'ermellino o di vajo, che serviva di fodera e stendevasi tutto intorno al mantello medesimo, per la larghezza del collare ripiegato all'infuori e per la lunghezza dello strascico o della coda.
Altre volte davasi in Francia il nome di mantello d'onore ad un lungo mantello scarlatto foderato d'ermellino, che permesso era di portare soltanto ai cavalieri, come il più nobile distintivo che avere potessero, allorchè coperti non erano delle loro armi. Di quel mantello diconsi essere tuttora la rappresentazione quei pezzi di velluto o d'altre stoffe che si danno anche oggi ai magistrati o ai dottori delle diverse facoltà, come pure l'antico diritto ch'essi avevano di portare il manto d'ermellino, viene tuttora figurato negli stemmi dei duchi, ed altre volte lo era in Francia in quelli de' primi presidenti, ornati di berretto cilindrico, che perciò dicevansi presidenti à mortier . I duchi però, i conti, i baroni e i cavalieri portavano un manto di panno scarlatto, e quest'ultimo colore vedesi prevalere in oggi nel lungo abito di cerimonia de' pari.
Il manto o il mantello diventò e riguardossi per lungo tempo come simbolo e distintivo della cavalleria, cosicchè anche i re francesi si accostumarono a donare mantelli ai nuovi cavalieri, ai quali accordavano l'onore dell'abbracciata nelle feste solenni e ne' giorni delle corti plenarie. Per renderli più vistosi o più onorevoli, distribuivano il più delle volte que' mantelli d'un bellissimo scarlatto vermiglio, colore che maggiormente si avvicinava a quello dell'abito reale.
Questi mantelli si distribuivano ogni anno per la state e per l'inverno dal solo re ai principi signori del regno ed ai cavalieri della sua casata, e quel manto chiamavasi la livrea, come l'atto di distribuirli dicevasi in quella lingua livraison des manteaux.
Il Du Cange nel suo Glossario fa vedere alla parola mantum, che l'investitura delle più grandi dignità si faceva colla tradizione del mantello; e questo sembra essersi col tempo sostituito alla cotta d'armi o alla maglia.
Del rimanente, dice il Millin che il mantello ampio e rotondo fu generalmente adottato il Francia nel XVII secolo e durante una gran parte del XVIII. Da principio il colore scarlatto riguardavasi come il più distinto; in appresso diventarono di moda il grigio e l'azzurro. Spesso il mantello era ornato di ricami e di galloni; ma, secondo lo stesso Millin, la molteplicità dei diversi equipaggi e l'imbarazzo che quel genere di vestimento cagionava, lo fecero cadere a poco a poco in una specie di discredito, e finalmente fu quasi proscritto da 40 anni circa.
In tempi più recenti però si è tentato di far rivivere l'uso dei mantelli, dei quali si sono cambiate le forme, e alle larghe fibbie che a volte li chiudevano sul davanti si sono sostituite comunemente ganze d'oro e di seta, donde pendono ghiande della stessa materia.
Gli eruditi non sono d'accordo sull'origine del nome di manto: alcuni credono di trovarla nel greco antico, altri nel greco del medio evo, altri ancora nel vocabolo mantellum o mantelum parola latina adoperata da Varrone e da Plauto; molti vogliono che quel vocabolo derivi da mantel, antica parola celtica.
Gl'Italiani da manto hanno tratto il vocabolo di mantelletta, sconosciuto ai francesi , sorta di insegna o di ordinamento reale, o di prelati ecclesiastici o di altre dignità, che cuopre le spalle e il petto; e i nostri antichi scrittori annoverano la mantelletta purpurea tra le insigne reali.
Usarono ancora il diminutivo di mantello i vocaboli mantelletto e mantellina, e spesso menzionarono mantelline alla cavalleresca, il che mostra che questo ornamento o vestimento riserbato era alle persone distinte, mentre i mantelletti applicati veggonsi anche ai contadini e lavoratori. Così pure il mantellino vedesi sovente foderato di vajo e in esso vedesi pure convertita cappa da baroni.
Mantiglia chiamarono gl'Italiani ciò che i francesi dissero mantelet, cioè una sorta di ornamento o d'abito che le donne portavano sulle spalle. I nostri antichi scrittori pongono insieme le mantiglie, le andrienne, i battigogli e le cuffie grandi, le quali cose però non erano usate se non che dalle donne di condizione.
Quell'ornamento femminile, antichissimo, per quanto s'è veduto, in Italia, fu sostituito in Francia nel 1736 o '37 ad altro consimile detto mantille, forse ad imitazione dell'italiano mantiglia. Le donne di condizione cominciarono a portarlo alla mattina; ed allora quella specie di veste era senza cappuccio: in appresso le mantiglie divennero nella capitale assai comuni, ma da 40 anni circa diconsi fuori moda.
La mantiglia o il mantelletto non era che un diminutivo di mantello, e per questo il poeta Regnier dice in una Satira indiretta al mantello di un cortigiano, ch'esso ha subito mille supplizii per la crudeltà di un domestico che, al fine di risparmiare fatica, ha portato via tutta la lana invece della sozzura e di un mantello ha formato una piccola mantiglia.
La Cappa
(estratto da testo del 1860)
Specie di mantello con capperuccia di dietro, del quale si coprivano gl'Italiani dati alle armi nel secolo XVI, imitando gli Spagnuoli. Da questo nome, anzi dall'uso della cappa, affatto proprio di chi seguiva la professione delle armi, venne il modo di dire: Uomo di spada e di cappa, cioè uomo dato alla milizia. Ma l'uso della cappa tra i guerrieri fu molto più antico, leggendosi in Ruggero di Howden che Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra, morto nel 1199, fu ferito da un cavaliere francese per nome di Guglielmo Des-Barres, e che il colpo gli lacerò la cappa. E della cappa qual vestimento di laici è fatta menzione nel concilio di Metz tenuto nell'888. "I laici ( è detto in quei canoni) porteranno la cotta o mantello con la cappa, se lor piace; ma i monaci non potranno portare che la cotta". In tutti i romanzi storici e cavallereschi e nelle scritture in versi ed in prosa che si composero in Francia nel secolo XII trovasi fatta menzione di cappe portate da cavalieri.
Wachter, autore del noto glossario alemanno, ha provato che la voce cappa, in diversi modi pronunciata e scritta presso varii popoli, ebbe sempre la generica significanza di sopraveste.
Pare che sin dal secolo IX il lusso delle cappe fosse smodato, e di qui originasse il divieto fattone agli ecclesiastici nel citato concilio di Metz. I signori e le dame le facevano foderare di bellissime pelli, ed altre erano di broccato con fodera di seta.
Non pare tuttavia che il riferito canone del concilio di Metz fosse generalmente osservato, trovandosi in autori contemporanei, che ai Benedettini era conceduto possedere due cappe. Dopo il secolo XII la cappa divenne la veste più comune alle persone di chiesa e singolarmente dei monaci.
La lunghezza del mantello o cappa sembra essersi ridotta consistentemente nel tempo fino a raggiungere la foggia ben conosciuta della divisa in uso nel Regio Esercito durante il primo conflitto mondiale. Le cappe ad uso civile indossate fino a non molto tempo fa nelle regioni dell'Appennino centro meridionale sembrano dunque essere state in parte influenzate dalle "mantelle" militari del conflitto del 1915 - 1918.
Alcuni componenti dell'Associazione Saltarello Felix usano indossare durante gli eventi musicali invernali una cappa italiana, simile a quella del XVI secolo, con o senza cappuccio, a doppia ruota interna a taglio vivo. La cappa risulta particolarmente utile ai suonatori di zampogna e cornamusa poiché consente di mantenere lo strumento al caldo, preservando in tal modo l'accordatura anche in caso di gelo. I tessuti della cappa variano, dai panni battuti di diversa grammatura, ai loden impermeabili, ai fustagni ed al panno grezzo di colore nero, marrone, antracite e verde. I capi possiedono vari accessori: bottoni di legno di ulivo o corno, ganci in ottone o argentati applicati a mano. Analogamente alcune componenti dell'Associazione posseggono una mantille lunga fino ai fianchi, di analoghi tessuti, con collo arrotondato e diverse allacciature e finiture a volte personalizzate grazie alla perizia della sartoria utilizzata.